La fase propedeutica al monitoraggio ittiofaunistico ha previsto la realizzazione di una prima raccolta bibliografica della letteratura di settore utile ad inquadrare la bassa valle del Tirso sotto gli aspetti ittiologici. Nella primavera del 2015 è stata avviata l’attività di raccolta di dati sperimentali mediante censimenti ittici non invasivi quali-quantitativi, in 10 stazioni fluviali e nelle acque degli invasi artificiali di Pranu Antoni (LPA) e di Santa Vittoria (LSV), e qualitativi nell'area di foce (stazione FT_11*) e in un tratto intermedio dell’area di indagine (FT_04*).

Attraverso la sintesi dei dati raccolti è stata accertata la presenza di 15 specie ittiche, appartenenti a 11 famiglie (7 ordini di Teleostei e 1 di Ciclostomata).

          


Il dato significativo che emerge dall'analisi della checklist riguarda la composizione del popolamento ittico: delle 15 specie, 7 sono considerate autoctone (anguilla, cheppia, latterino, muggine calamita e muggine musino, lampreda, spigola), le rimanenti 8 risultano specie aliene introdotte. Si evidenzia quindi una situazione altamente compromessa per la dominanza di taxa alieni, anche di recente introduzione quali 

  scardola                                 carassio                                  pesce gatto.








Escludendo i dati qualitativi rilevati alla foce del fiume Tirso (FT_11), ove il fenomeno alterno di penetrazione in mare degli apporti di piena e di riflusso lungo il fiume delle acque di marea conserva una notevole vivacità e favorisce la ricchezza biologica delle acque di transizione, la massima biodiversità è stata rilevata nella stazione FT_10 a valle della traversa di Silì. Per quanto riguarda gli ambienti lacustri, i due invasi LPA e LSV mostrano il medesimo numero di specie presenti.

L’importante cattura della cheppia, avvenuta nelle acque del lago di Pranu Antoni, permette di confermare la presenza di questa specie dopo oltre cinquant'anni dalle ultime segnalazioni documen-tate; per contro preoccupa la scarsa densità di popolazione rilevata. La distribuzione ed abbon-danza dell’anguilla in acque fluviali è legata alle migrazioni compiute a scopo riproduttivo o trofico: gli spostamenti nel basso corso del Tirso vengono però arrestati o comunque ostacolati dal primo sbarramento insormontabile che trovano lungo il loro percorso (diga di S. Vittoria). Una forma di reclutamento naturale è stata rilevata ai piedi della diga Pranu Antoni: ciò dimostra che l’anguilla riesce ad arrivare ancora fino a questa frammentazione, ma comunque la risalita del Tirso è poi impedita dallo sbarramento. La presenza della lampreda di mare appare episodica e limitata alla zona di estuario.


La vocazionalità ittica teorica del tipo di tratto fluviale indagato, tratta da fonti storiche, relativa ad una condizione naturale priva di impatti ed alterazioni antropiche, è riferibile ad una situazione di popolazioni abbondanti e ben distribuite di anguilla e cheppia, e di muggini. La vocazionalità ittica reale osservata tiene conto dell’effettivo stato ambientale in cui si trova il Tirso con le principali alterazioni causate da frammentazioni e interruzioni della continuità longitudinale che limitano la possibilità di sviluppo dell‘ittiofauna nativa (forme migratrici) e favoriscono specie ittiche più tolleranti di origine alloctona.


Nel corso dei decenni si è di fatto assistito alla scomparsa di specie indigene più sensibili ed all'appropriazione di nuovi habitat da parte di specie aliene più rustiche ed opportuniste; l’assenza storica di specie ittiche limnofile e la presenza di nuovi ambienti lacustri hanno peraltro favorito l‘insediamento e la diffusione, con successo, dei Ciprinidi, famiglia storicamente assente in Sardegna (Orrù et al., 2010).


 

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